BellunoCielo coperto6°CCielo coperto
7 Febbraio 2026, San Riccardo

L è sozedù anca in paées bén pi gràanc

Ascolta questo articolo in podcast su Spotify.
Gli altri articoli di “Ladino e dintorni”

La scola sun Zopè l è calche àan che la non è pi: chi muli i era masa pùeiz e i à cognù la serà, còme che l è sozedù anca in paées bén pi gràanc.

E così, la vita dei paées la se destuda n sin a la óta: sen va la banca, l ufìzio tègn vèert sólche dói o trèi dì, daspò scoménza non ese pi la ostaria, la botéga di alimentari e po no resta pi nia. Bóna che anmancol la botéga e la ostaria casù le à tornà vèrde.

Can che ài scomenzà dì a scola, dà zincuanta àagn, siòne de catòrdes intrà prima, seconda e terza, con na maestra sola, la maestra Carlina. Chi gràanc, de cuarta e de cuinta, con an àutra maestra (mo mare), i era fòrsi autretàanc.

Peà via co la sachèta, ruà via scola a pè, vardà fùora per i barcóogn e véde i pèz e i lares via n Pónta o l sóol che lugoréa darè le Rochète, non è nia che pùol al pagà.

E po feòna anca an sin de storia dei mestìer e de le tradizióogn, feòne musica, e anca rèzite, per zoparìn e per taliàn. E deòne a magnà dù inte refezióon. E dapò medodì l era al doposcuola. E d’invèer deòne dute fùora’n Piàan col Merino che l n’insegnava a dì coi si. Insòma, dì a scola sun Zopè al te déa anca vàalch de soravìa.

Da che l àutra, se podarave pensà che pitòost che sta inte na “pluriclasse” sarave stat meio sturtà dute chi muli inte l paées pi gràant, dù la Pìef o dal Fóor, come che aòn cognù fa anca noiàutre co siòn dui a le medie.

Al dì d’ancùei, se per chi dòegn no resta àutre che sen dì, podòn se segnà co la man zanca anfìn che tègn dur le scole in Zoldo.

Perchè che se pùole descòre ancora de scole int’i paées pìcioi, ocòr che la déent la cate la mainìera de stà chilò, magare con an internet che l no s’inpiante ogne sin de nia per podè laurà da su casa, in smartworking, come che s’aòn usà a dì.

Ài lìet che del ’63 i avéa proà adiritura a vèrde le medie casù, e i profesóor i avarave dorà la televisióon per i insegnà a chi muli, ma la è duda dal mal vèers e la s’à fenì igliò. L è anca véra che in chèla óta del covid non aòn bu tanta sodisfazióon da le lezióogn in Meet, ma inlaóta la ne è capitada a la desveduda. Magare adèes podesòna anca s’inzarzà an sin da mìei co le classroom e dut al rèest.

A sto véde, però, soméa che no sìebe remisióon: soméa che negùnc abe ùeia de s’indegnà a catà fùora ’l indrèt per salvà la montagna.
Gabriele Livan

La scuola a Zoppè non c’è più da qualche anno; i ragazzi erano troppo pochi e hanno dovuto chiuderla, come è successo anche in paesi ben più grandi.

E così, la vita dei paesi si spegne un po’ alla volta: se ne va la banca, l’ufficio postale tiene aperto solo due o tre giorni, poi comincia a non esserci più l’osteria, il negozio di alimentari e poi non resta più niente. Meno male che almeno gli alimentari e l’osteria quassù hanno riaperto.

Quando ho cominciato ad andare a scuola, cincuanta anni fa, eravamo in quattordici tra prima, seconda e terza, con una sola maestra, la maestra Carlina. I grandi, di quarta e di quinta, con un’altra maestra (mia madre), erano forse altrettanti.

Partire da casa con la cartella, arrivare a scuola a piedi, guardare dalle finestre e vedere gli abeti e i larici sul Punta o il sole che albeggia dietro le Rocchette del Bosconero, non c’è niente che possa ripagarlo.

E poi facevamo anche un po’ di storia dei mestieri e delle tradizioni, facevamo musica, e anche recite, in zoppedino e in italiano. E andavamo a mangiare alla mensa scolastica. E nel pomeriggio c’era il doposcuola. E d’inverno andavamo tutti a Pian col Merino che ci insegnava a sciare.

Insomma, andare a scuola a Zoppè ti dava anche un qualcosa in più.

D’altra parte, si potrebbe pensare che piuttosto di stare in una pluriclasse, sarebbe stato meglio radunare tutti i ragazzi nel paese più grande, a Pieve o a Forno di Zoldo, come abbiamo dovuto fare anche noi quando siamo andati alle medie.

Al giorno d’oggi, se per i giovani non resta altra prospettiva che l’emigrazione, possiamo essere contenti finché resistono le scuole a Zoldo.

Perché si possa parlare ancora di scuole nei paesi piccoli, bisogna che la gente trovi il modo di vivere qui, magari con un internet che non si blocchi continuamente, per poter lavorare da casa, in smartworking, come ci siamo abituati a dire.

Ho letto che nel ’63 avevano provato addiritura ad aprire le medie quassù, e i professori avrebbero usato la televisione per fare lezione, ma non è andata bene e l’esperimento è finito lì. È anche vero che nel periodo del covid non siamo rimasti troppo soddisfatti dalle lezioni in Meet, ma allora è successo tutto inaspettatamente. Forse adesso potremmo anche organizzarci un po’ meglio con le classroom e tutto il resto.

Per quel che si vede, però, sembra che non ci sia speranza: sembra che nessuno abbia la volontà di impegnarsi a trovare una soluzione per salvare la montagna.

Autore

  • Sono nato a Pieve di Cadore nel 1965. Mi sono diplomato al liceo classico "Tiziano" di Belluno e laureato all'Università di Padova in Lettere classiche (Glottologia). Sono sposato dal 1996 con Roberta, abbiamo tre figli. • Ho mosso i primi passi nel giornalismo televisivo a Teledolomiti, sono diventato giornalista professionista all'Amico del Popolo nel 1998. Ho scritto e scrivo di un po' di tutto: ladino e minoranze linguistiche, confini della Marmolada, autonomia e autonomie, acque ed energie, ambiente e territorio, sanità e salute, strade ferrovie e trasporti, Europa, Ucraina, ritratti, cultura e spettacoli. Nel 2000 ho realizzato in html il sito internet www.amicodelpopolo.it, occupandomi della sua struttura per un paio di decenni. Ho realizzato i modelli del layout del giornale cartaceo prima con Cci e poi con Indesign. • Al di là del lavoro, la mia passione di studio rimane la linguistica: ho pubblicato diverse cose soprattutto su questioni di ladino e dialetti della provincia di Belluno. Nel 2025 ho coordinato la realizzazione del manuale «Scrivere i dialetti bellunesi», primo tentativo di grafia unitaria per tutte le parlate della provincia di Belluno. • Mi sono ritrovato a ideare e organizzare iniziative di un certo rilievo, su tutte direi la mostra di Tiziano in San Rocco a Belluno nell'autunno 2005 e il Cammino delle Dolomiti. • Sono mappatore OSM.

Condividi su

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Correlati

il nuovo numero

Prima Pagina

Versione digitale

Iscriviti alla nostra newsletter

I video