Con un documento unitario, i sindacati Cgil, Cisl e Uil chiedono l’apertura urgente di un tavolo di confronto in Prefettura, denunciando la grave carenza di personale che colpisce i presidi di giustizia della provincia di Belluno.
«La carenza di organico nelle strutture giudiziarie della provincia è allarmante», dichiara Francesco Orrù, segretario generale Cisl Belluno Treviso, «serve un’azione rapida ed efficace. Chiediamo al prefetto di promuovere con urgenza un tavolo di confronto tra le amministrazioni coinvolte, perché solo unendo forze e competenze si potranno trovare soluzioni concrete».
I dati raccolti confermano una situazione critica: alla Procura della Repubblica risultano in servizio solo 14 dipendenti rispetto ai 26 previsti, mentre al Tribunale ne sono presenti 22 su 45. Anche l’Unep, Ufficio unico notifiche tribunale e giudice di pace, è in forte sofferenza, con appena 6 dipendenti su 15, tra cui solo 2 dei 7 funzionari attesi, 1 ufficiale giudiziario su 4 e la metà degli assistenti previsti. Ancora più difficile è la condizione dell’Ufficio del Giudice di Pace, dove l’80% dei posti risulta scoperto: è presente una sola figura amministrativa su cinque. Alla Casa Circondariale di Belluno mancano invece 10 unità su un organico di diritto di 16 persone.
«L’assenza di un cancelliere abilitato al Giudice di Pace blocca migliaia di pratiche, allungando i tempi della giustizia», dichiara Denise Casanova, segretaria generale della Cgil Belluno. «Una situazione risolvibile rapidamente con personale amministrativo formato, ma che va affrontata con urgenza».
La recente nomina della nuova presidente del Tribunale, Silvia Ferri, ha permesso di riattivare la Sezione Lavoro, rimasta ferma per mesi, ma non ha modificato il quadro complessivo, ancora segnato da una profonda insufficienza di organico. Secondo Cgil, Cisl e Uil, il sistema giudiziario provinciale rischia la paralisi, già provato dalla chiusura delle sedi giudiziarie a Pieve di Cadore, Feltre e Cortina, in un contesto aggravato dalla carenza di servizi e dalle difficoltà di mobilità.
Nel frattempo, alla Camera dei Deputati è in discussione un emendamento al Ddl Montagna, che prevede incentivi alla mobilità del personale verso le aree disagiate. I sindacati auspicano che tali misure diventino strutturali e durature. «Non è accettabile che un territorio già fragile debba subire anche un rallentamento della giustizia», commenta Sonia Bridda, coordinatrice Uil Veneto Belluno. «Chiediamo con forza che Belluno venga riconosciuta come sede disagiata, per facilitare l’assegnazione di nuovo personale. La giustizia deve essere un diritto garantito ad ogni cittadino, anche in montagna».
Elisa Strano









