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7 Febbraio 2026, San Riccardo

Gli spettacolini in Sanatorio e mia madre che temeva per la Tbc

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Le mete del Fatebene

Belluno, il chiostro di San Gervasio.

Spettacolini in veste di cantore di coro, imitatore e ‘poeta’ dialettale ne facevo abbastanza, quasi sempre in compagnia di altri amici. Mete rituali continuarono ad essere in quegli anni il ‘Sanatorio’, la Casa di Riposo Maria Gaggia Lante e raramente le Carceri, luoghi, salvo quest’ultimo, che ricordavo benissimo essendoci andato da bambino al seguito della compagnia di Arte varia cui apparteneva mio padre (negli anni ‘50).

Belluno, 1930. Un ambulatorio del Sanatorio

Allora mia madre nicchiava per l’assurdo timore che prendessi la TBC; io invece ci tenevo doppiamente, dopo la prima esperienza, ricordando le bevute di aranciata e chinotto senza limiti alla fine del trattenimento, i panini col salame, enormi, e perfino i ‘tost’. Tornare al sanatorio mi suonava un po’ come tornare a casa o come accettare l’eredità di mio padre, cosa che mi faceva sentire orgoglioso anche se Nino era vivo e vegeto.

Il Sanatorio sembrava allora fuori mano eppure era solo a San Gervasio. Ho trovato tra foto e cartoline di famiglia alcune immagini dei primi del Novecento e avrei faticato a ritrovarmi se non ci fosse stata la chiesa[1] dei Santi Gervasio e Protasio ad indicare la lunga storia del convento delle Monache cistercensi insediatesi nella località nel lontano 1212 e delle molte loro vicissitudini[2]

Belluno, 1930. Il padiglione sanatoriale Vittorio Emanuele III.

Nel 1909 il convento venne definitivamente chiuso e il complesso edilizio, prima formato da due chiostri, celle, cortili e orti, fu destinato a manicomio[3].

Successivamente arrivarono i padiglioni per la cura della TBC.

La più recente struttura a nord rappresenta invece il reparto maternità dell’ultimo attuale Ospedale Civile.

Nella foto si nota in zona la presenza della Fonderia. Le Officine meccaniche Conz[4] in primo piano sparirono infatti per lasciar posare i binari della linea Padova Calalzo sulla Nuova stazione di Belluno che verrà realizzata un poco più a monte della precedente.

Maria Gaggia Lante: primo incontro

Belluno, il viale dei villini a Cavarzano.

Anche la Casa di Riposo intitolata a ‘Maria Gaggia Lante’ era quasi in periferia e per arrivarci da Baldenich, negli anni Cinquanta, era stata dignitosamente alberata la lunga via detta ‘dei villini’ che la raggiungeva, perfettamente diritta, poco dopo l’uscita dal passaggio pedonale del ponte della ferrovia.

Belluno, lo stesso viale ma molti anni dopo, con gli alberi cresciuti.

Io conoscevo meglio l’altro accesso che dalla zona Caserme, poco oltre alla Cerva, portava al ponte di Fisterre e poi, in due ripide rampe arrivava sulla piana di Cavarzano, proprio in fianco alla tenuta della villa addossata alle pendici del Col di Roanza, sotto la frazione di Soracroda.

Di là era passata per qualche tempo la via principale verso l’Oltrardo ‘Nord’ che proseguiva verso Cusighe, Fiammoi, Pedeserva, Safforze e arrivava a Polpet, almeno ciò si deduce leggendo il testo ottocentesco del Bazolle[5]: «La prima strada stata ridotta carreggiabilmente adoperabile fu quella da qui a Capodiponte trapassando per le ville di Cusighe, Sargnano, Fiamoi e Safforze, strada che circa al 1770 fu sostituita all’anteriore che dal Borgo del Prà saliva come anche ora su diritta verso Nogarè....» Non si capisce bene se provenisse da Borgo Prà tramite la derivazione verso monte al bivio della chiesina di S. Giuseppe o se dal ponte di Fisterre. Probabilmente esistevano entrambe le vie anche se la principale arrivava dalla città.

L’edificio della Casa di Riposo consisteva nell’adattamento della grande settecentesca Villa Pagani Cesa, dotata di grandi spazi annessi con davanti il giardino e dietro l’orto coltivati, per passione più che per terapia, anche dai ‘ricoverati’ in grado di farlo.

Belluno, Cavarzano, Maria Gaggia Lante.

Fu proprio il verde del vialone a darmi lo spunto per il testo della canzone ‘Casa Maria’, (Maria Gaggia Lante) che, come Belumat, incideremo molti anni dopo in occasione del primo long play in vinile e che fu la preferita del maestro Bussoli, direttore artistico della manifestazione ‘Lo zecchino d’oro’, presso l’Antoniano di Bologna, nelle cui sale d’incisione realizzammo l’opera. Impiegammo in tutto un paio di giorni e fummo ospitati, io, Giorgio e Ivano Pocchiesa nella veste di Editore per RadioTeledolomiti, presso il locale convento dei frati. Conoscemmo così buona parte del gruppo organizzativo dello ‘Zecchino’ e la maestra del coro stesso, Mariele Ventre. Il maestro Bussoli le chiese di poter realizzare un finale per Casa Maria col coretto dell’Antoniano; per varie circostanze poi non se ne fece più nulla. Nonostante questo rammarico, il pezzo ebbe e continua ad avere molto successo.


[1] La chiesa nella forma attuale è sostanzialmente settecentesca, ma rivela interventi precedenti e successivi, richiesti da varie vicissitudini. Dal 1967 è usata come chiesa parrocchiale.

[2] Vedi BSAA

[3] Le monache si trasferirono a S. Giacomo di Veglia, dove sono tuttora.

[4] Cfr. Stefano De Vecchi, Le fonderie officine meccaniche bellunesi, in Opere nel tempo, pp. 184 -185.

[5] Cfr. Antonio Maresio Bazolle, Il Possidente, già in questo libro.


Autore

  • Gianluigi Secco (Belluno, 1946-2020), si è dedicato per gran parte della vita al settore della cultura popolare e ai temi dell’identità e delle relazioni. •••
    Dalla fine degli anni Settanta è stato ideatore, produttore, conduttore e regista di rubriche radio e televisive di intrattenimento culturale (oltre 1000 ore di talk-show in diretta) sulle più importanti Emittenti trivenete. •••
    È stato autore di una trentina di volumi tra saggistica e poesia e di molti documentari in DVD video e CD audio, su temi sociali, sulla storia dell’emigrazione e sui riti della tradizione popolare. ••• È stato cantautore e anima del Gruppo Culturale Belumat (prima col duo ‘storico’, assieme a Giorgio Fornasier, I Belumat e poi con Belumat Formazione Aperta) che aveva all’attivo più di 3000 concerti in Italia e all’estero in quattro decenni di felice carriera. ••• È stato autore insieme a Giorgio Fornasier delle colonne sonore di due rappresentazioni teatrali brasiliane (16 canzoni d’Autore) scritte in collaborazione con lo scrittore e regista Josè Itaqui per la Compagnia Teatrale Miseri Coloni di Caxias do Sul (testi ‘par talian’ e in lingua brasiliana): De là de l mar e La vita zé na vaca. ••• Ha ideato e sostenuto per anni la mostra-museo errante ‘MEM’ intitolata maschere e riti dei carnevali arcaici del veneto & dolomiti, che ha proposto dal 1988 in Italia e all’Estero e che risulta essere tra le più significative del suo genere. ••• È stato il realizzatore, assieme all’amico Tito De Luca, della mostra Arca, Ararat e Armeni, allestita presso il Convento Mechitarista dell’Isola di San Lazzaro degli Armeni, a Venezia (2002). ••• È stato il realizzatore della mostra POCO, NiENTE E FANTASIA, dedicata ai vecchi modi infantili di giocare, allestita presso il Museo Etnografico di Treviso (2014). •••
    È stato fondatore e presidente dal 1998 al 2018 della Associazione Internazionale Soraimar che aveva lo scopo di mettere in relazione autori e cultori delle tradizioni popolari venete di tutto il mondo e di stimolare la salvaguardia di ogni identità culturale considerata bene fondamentale del singolo e di tutte le collettività. ••• Aveva progettato e curato dal 2002 un sistema in rete internet di Archivi multimediali della Tradizione Popolare, aperti al pubblico, gestiti per conto dell’Associazione (soraimarc) oltre che per la Regione Veneto con oltre 5.000 clip audiovisive e 15.000 schede illustrative disponibili alla consultazione del pubblico (attualmente il sito è in restyling, in attesa di nuove risorse). ••• Aveva curato direttamente alcune collane multimediali sulla cultura veneta regionale ed extra regionale tra cui quelle americane di Brasile e Messico, e quelle di cultura istro-veneta con l’edizione di un centinaio di titoli in CD audio e DVD, editi per il tramite dell’Associazione. ••• Già tecnico d’industria, è stato formatore nei Sistemi di Qualità (Total Quality) con riferimento ai settori Turistico-alberghiero ed Enogastronomico (Prodotti Tipici, Turismo cultural-gastronomico). ••• È stato noto eno-gastronomo, già consultore membro della Accademia Italiana della Cucina ed autore di alcuni volumi e di una enciclopedia multimediale sulla cucina tradizionale veneta, vincitrice, nel 1997, del premio nazionale ‘Orio Vergani dell’AIC. ••• Aveva realizzato nel 2013 il progetto ‘Mitincanto’ con l’edizione di un volume ad illustrare i maggiori Miti della tradizione popolare veneta messi in relazione con altri similari d’Italia (ad es. della Sardegna) e del resto d’Europa e con la produzione affiancata di oltre una sessantina di nuove canzoni di cui ha già scritto i testi e, di parte, anche la musica, affidando poi altri brani ai colleghi cantautori del Veneto. Da questo lavoro era stato tratto un nuovo spettacolo teatral-musicale presentato in teatri, biblioteche e sale civiche e corredato da straordinari ausiliari audiovisivi. Tra queste canzoni, quella intitolata FADA, interpretata dalla cantautrice trevigiana Erica Boschiero, ha vinto come miglior testo il Premio Parodi 2012 a Cagliari. ••• Tra l’estate 2015 e il 2018 aveva combattuto un’aspra battaglia contro un linfoma di tipo ‘Non Hodgkin B’, diffuso a grandi cellule e era stato considerato rimesso dal male dopo un complesso trattamento pregevolmente praticato con successo dall’equipe medica del reparto di Ematologia del Ca’ Foncello di Treviso.
    Aveva potuto festeggiare il suo 74°compleanno in compagnia della gran parte degli amici musicisti (7/02/2020) per poi spegnersi, amorevolmente accompagnato dai suoi familiari, a causa di un subdolo infarto intempestivamente diagnosticato durante l’inizio del primo lockdown da Covid-19.

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