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7 Febbraio 2026, San Riccardo

Gli alpini per le Olimpiadi del 1956

Nell’ultima edizione dei Giochi invernali di Pechino 2022, gli atleti italiani militari sono stati addirittura l’86% della nostra intera rappresentanza, fatto che da solo dimostra come lo sport italiano debba ringraziare le Forze Armate, perché senza le stellette e i conseguenti ingaggi la vita dei nostri sportivi, anche quelli impegnati alle paralimpiadi, sarebbe molto più complicata, se non addirittura impossibile. A conti fatti i gruppi sportivi militari valgono il 40% delle medaglie che il Coni porta a casa.

Oggi vorrei però ricordare il ruolo avuto nell’organizzazione dei giochi di Cortina 1956 dal corpo degli Alpini del IV Corpo d’Armata, cui fu affidata una serie di lavori e prestazioni varie senza i quali l’evento difficilmente avrebbe potuto aver luogo o comunque sarebbe costato molto di più.

Cominciamo con la pista dello slalom maschile (pista Ilio Colli, lunga circa m 2.660 con dislivello m 623), dalla cima dei Tondi di Faloria (quota 2336) al Pian della Bigontina (quota 1713) sotto Passo Tre Croci, che richiese grandi lavori di sbancamento e di livellamento, con il sacrificio di circa 160 piante d’alto fusto. Il traguardo della pista era però il più lontano da Cortina e non facilmente raggiungibile, cosicché si dovette aprire una nuova strada che dalla statale n. 48 portasse al Pian della Bigontina. La diramazione, lunga circa un chilometro, fu realizzata in tre mesi da una compagnia di Pionieri Alpini che, a partire dal 12 agosto 1954, demolì 6mila metri cubi di roccia, utilizzando circa 10mila mine e movimentando circa 4mila metri cubi di terra.

Poi sempre gli Alpini provvidero alla sistemazione del terreno delle piste di fondo per una lunghezza complessiva di oltre 30 chilometri, alla costruzione di un cavalcavia, di un ponte Bailey sul Boite, di parapetti, recinzioni e parcheggi, nonché al montaggio di tabelloni, postazioni sopraelevate e tribune. Vanno ricordati pure lo scavo del nuovo tronco di strada fra Villa Aprile e Rio Cojanna e l’ampliamento del tratto preesistente, dal Rio Cojanna a Cortina.

La collaborazione continuò per tutta la durata dei giochi con l’allestimento e la cura delle piste, tanto che il Ministero della Difesa istituì a Cortina un comando autonomo con un distaccamento di Alpini. Esso, alle dipendenze del colonnello Giuseppe Fabre (che era anche Commissario della F.I.S.I. per il fondo), coadiuvato dal maggiore Michelangelo Bassignano, arrivò ad avere una forza di 65 ufficiali, 64 sottufficiali e 706 soldati. Per ospitarli fu realizzato un villaggio prefabbricato a Campo di Sotto, costituito da otto dormitori, una mensa e una cappella. Per tali lavori fu indetta una regolare gara di appalto, alla quale presero parte sei ditte, e il lavoro venne assegnato alla ditta Orais di Spresiano (Treviso), per un costo globale di 38 milioni di lire, mentre tutto l’arredamento fu prestato dal Ministero della Difesa. Alla fine dei Giochi l’intero villaggio venne donato all’Esercito, che successivamente lo trasferì a Corvara, per le esercitazioni sciistiche e alpine.

Durante l’inverno 1954-1955, tutte le piste realizzate per le gare dei Giochi furono testate con lo svolgimento su di esse dei Campionati Italiani e al lavoro di preparazione concorsero reparti degli Alpini. Poi, fin dai primi del dicembre 1955, alla caduta della prima neve, gruppi separati furono mandati sui diversi percorsi per creare il primo fondo, mediante battitura a piedi. Con pazienza e volontà, per giorni e giorni, 500 Alpini risalirono le piste a piedi, battendo continuamente la neve, con una temperatura tra i 10 e i 15 gradi sottozero, in maniera da assicurare una cospicua consistenza. Anche dopo due successive nevicate fu eseguita un’ulteriore battitura con tale sistema, mentre a dieci giorni dall’apertura dei Giochi incominciò la “lavorazione” della neve sui percorsi di gara con gli sci ai piedi e le due piste allestite per le gare di slalom a Col Druscié vennero abbondantemente innaffiate in maniera da farle diventare vetrificate.

Nonostante l’inverno olimpico sia stato avaro di neve a Cortina, la meticolosità con la quale furono preparate le piste garantì la perfetta efficienza dei percorsi di gara e tutti i concorrenti se ne dichiararono soddisfatti.

Al tenente colonnello degli Alpini Aldo Bricco venne inoltre affidato il servizio dei trasporti ai campi di gara, per assicurare a tutti gli aventi diritto (concorrenti, giudici di gara, giornalisti, cronometristi, ecc.) il puntuale arrivo sulle piste, che costituiva indubbiamente il primo pilastro di una buona organizzazione e che poteva contare su 35 autocorriere della SAD, 30 automezzi Fiat e Alfa Romeo e 40 autocarri dell’esercito. Gli Alpini, oltre a fornire molti degli ufficiali di gara necessari e a collaborare all’assistenza medica, gestirono pure un servizio speciale per i lavori di scritturazione, distribuzione e d’ordine, che diventò una vera e propria succursale del Comitato organizzatore. La maggior parte degli Alpini partecipanti alla cerimonia d’apertura proveniva dal IV Corpo d’Armata di Bolzano, integrato da sciatori della Scuola militare alpina di Aosta.

Inutile dire che, finiti i Giochi, dal 10 febbraio fino al 30 aprile, le Penne Nere furono impegnate nel lavoro di smontaggio di tutti, o quasi, gli impianti precedentemente realizzati.

Il rapporto ufficiale così elogiò la missione compiuta: «Il successo della manifestazione, riconosciuto dalla stampa e dai dirigenti sportivi di tutto il mondo, ha costituito anche per i militari il compenso più ambito alla loro appassionata attività».

Da notare che l’unica medaglia d’oro conquistata dall’Italia a Cortina fu quella nel bob a due di Lamberto Dalla Costa e Giacomo Conti, non Alpini, ma pur sempre militari, per l’esattezza dell’Aeronautica.

Walter Musizza

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