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7 Febbraio 2026, San Riccardo

Gli arabi ci hanno dato la parola «azzurro», colore del nostro cielo e della nostra Italia

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In questi primi giorni dell’anno 2026, che ci regalano aria tersa e panorami luminosi, siamo pieni di azzurro. Ed è bello anche dirlo, perché ci piace questa parola, «azzurro», è piacevole da pronunciare e poi evoca il cielo e il mare e anche il colore dell’Italia: ci piace vedere i nostri campioni sportivi vestiti di azzurro. Ebbene, questa parola, a noi così cara, ce l’hanno data gli arabi.

Ma ancora una volta – è quasi una regola per chi segue questa nostra rubrica – dobbiamo dire che gli arabi stessi l’avevano imparata da altri: alla base c’è il persiano lazward, che è il nome di una pietra, una pietra azzurra. Sapete quale? Il «lapislazzuli», che poi è facile scomporre in lapis («pietra» in latino) e, appunto, lazuli, come ci hanno insegnato gli arabi. Già in persiano il nome indicava sia la pietra sia il suo colore, l’azzurro.

A questo punto possiamo perfino scomodare Dante Alighieri, che già conosceva l’aggettivo: risulta evidente per esempio da Inferno, XVII (E un che d’una scrofa azzurra e grossa / segnato avea lo suo sacchetto bianco, / mi disse: “Che fai tu in questa fossa?).

Ma torniamo ai tempi nostri e per una volta buttiamola in musica, con la famosissima canzone di Paolo Conte: «Azzurro».

Ah, buon anno a tutti i lettori di «Ma parlo arabo?»!

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Molti studi sono stati pubblicati sulle parole che vengono dall’arabo e che compaiono nell’italiano e nei nostri dialetti. Ma il riferimento più importante (sul quale si basa anche questa nostra rubrica «Ma parlo arabo?») è costituito dai due volumi «Gli arabismi nelle lingue neolatine con speciale riguardo all’Italia», opera che porta la firma del glottologo agordino Giovan Battista Pellegrini. La pubblicò nel 1972 per Paideia Editrice Brescia, con una dedica: Alla memoria di mio padre dr. Valerio Pellegrini, nato a Lozzo di Cadore nel 1879 e morto a Cencenighe Agordino nel 1958. I Pellegrini erano una famiglia di farmacisti, originaria di Rocca Pietore, che per lavoro si spostò in Cadore per poi tornare in riva al Cordevole.

Autore

  • Sono nato a Pieve di Cadore nel 1965. Mi sono diplomato al liceo classico "Tiziano" di Belluno e laureato all'Università di Padova in Lettere classiche (Glottologia). Sono sposato dal 1996 con Roberta, abbiamo tre figli. • Ho mosso i primi passi nel giornalismo televisivo a Teledolomiti, sono diventato giornalista professionista all'Amico del Popolo nel 1998. Ho scritto e scrivo di un po' di tutto: ladino e minoranze linguistiche, confini della Marmolada, autonomia e autonomie, acque ed energie, ambiente e territorio, sanità e salute, strade ferrovie e trasporti, Europa, Ucraina, ritratti, cultura e spettacoli. Nel 2000 ho realizzato in html il sito internet www.amicodelpopolo.it, occupandomi della sua struttura per un paio di decenni. Ho realizzato i modelli del layout del giornale cartaceo prima con Cci e poi con Indesign. • Al di là del lavoro, la mia passione di studio rimane la linguistica: ho pubblicato diverse cose soprattutto su questioni di ladino e dialetti della provincia di Belluno. Nel 2025 ho coordinato la realizzazione del manuale «Scrivere i dialetti bellunesi», primo tentativo di grafia unitaria per tutte le parlate della provincia di Belluno. • Mi sono ritrovato a ideare e organizzare iniziative di un certo rilievo, su tutte direi la mostra di Tiziano in San Rocco a Belluno nell'autunno 2005 e il Cammino delle Dolomiti. • Sono mappatore OSM.

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