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7 Febbraio 2026, San Riccardo

25. Parchi delle rimembranze: 1952

Avere i padri che ci portavano con loro fu molto divertente e anche istruttivo, soprattutto appassionante. Che le ‘colpe’ dei padri ricadano sui figli è noto, ma anche quelle degli amici che si vengono a frequentare. Così mi appassionai alle poesie in dialetto del giovane poeta Ugo Neri, ai giochi fantastici del prestidigitatore Ivano Pocchiesa, alle voci del quartetto/quintetto Jolly (?), alla musica dell’orchestrina Jader e ancora e ancora.

Ivano Pocchiesa.

Primo Maggio

Il primo Maggio la Festa del Lavoro si celebrava, dal 1952, allo stadio del calcio1 dislocato dove oggi sorge il Parco Città di Belluno2 e dove si esibiva la squadra locale che militava in IV divisione. Allora, sul lato di nordest, verso le tribune scoperte, veniva installato un gran palco dove i politici locali e i funzionari della CISL tenevano i propri discorsi alternati ai suoni della banda cittadina, al cabaret locale del tempo e all’esibizione di cantanti, solisti e orchestrine. Il tutto condito dall’estrazione dei biglietti della lotteria del lavoratore,  con migliaia di pacchi da ritirare e scartare. Quella era la mia passione, aprire i pacchi della fortuna! 

1° maggio 1952.

Quell’anno Ugo Neri fece la parte di un Peter Pan poetico mentre mio padre e Otello fecero la pantomima dei due ladri, di cui uno maldestro e balbuziente, che intentavano un furto in  un castello con presenza di fantasma. La gente si divertiva a crepapelle, e in quanto figlio di artista, ne fui estremamente gratificato.

Ugo Neri – Peter Pan, 1 maggio 1958.

Mio padre era anche tifoso dell’ A.C. Belluno e qualche volta mi portava con sé a vedere la partita. Non è che ci capissi molto del gioco; ero troppo piccino, ma mi ricordo di un adorato Borriero portiere e di un Bertoli attaccante, soprannominato Ribot, che stracciava qualsiasi avversario. 

Mi divertiva invece la gente che seguiva la partita, i cori, gli urli, la confusione cui si poteva partecipare senza che nessuno ti zittisse o ti sgridasse per nulla. Del calcio altro non ricordo anche se, come tutti, le mie pedate al pallone le ho certamente ben date … ma mi ci sono voluti anni prima di usarne uno buono, di quelli di cuoio vero e duro, da pompare con la siringa.

PARCO PER VOCAZIONE

Quello che dal ’75 è noto come ‘Parco città di Bologna’ ha una lunga storia in veste di luogo sportivo e di ricreazione, quasi a far coppia perfetta, nel Novecento, coi giardini di piazza Campitello.

Belluno, 1916. Pattinaggio al Parco.

Dalla gran piazza fuori le mura, dal Cinquecento sede di feste, fiere e mercati d’ogni genere, nell’ultimo secolo si erano spostate progressivamente verso l’esterno le attività ‘pesanti’. Così il mercato dei bovini è rimasto in Piazza Piloni fino agli anni Cinquanta per finire infine al nuovo Foro Boario, dove poi è sorto il Palazzetto dello Sport. Così nella grande piazza, la cui area è contigua al nostro parco, è subentrato il mercato settimanale delle merci su bancherella. Sul tema, Ivano Pocchiesa ha realizzato un bel film documentario negli anni Sessanta, oggi restaurato come ottima testimonianza.

Belluno, 1935. Esibizioni di ginnastica davanti a Starace.

L’area del Parco rappresentava, nel Settecento, l’orto giardino del Palazzo dei Gesuiti. L’adattamento a spazio comunale è ottocentesco e, dai primi dello scorso secolo3 sicuramente ha ospitato molti sport ed attività ludiche: dal pattinaggio su ghiaccio, alla ginnastica collettiva sollecitata dal Duce, al gioco col pallone, al tennis. La serie di immagini recuperate illustra bene questo percorso.

Belluno, 1938 circa. L’AC Belluno nello stadio del Parco della Rimembranza. Mascotte è Barluzzi.

Attorno agli anni ’50 il campo di calcio fu ruotato di 90°,  poi recintato ricavando le prime tribune fatte alla meglio. Al limite est rimasero i campi da tennis nel frattempo eseguiti e gestiti dall’omonimo Circolo. Quando fu realizzato il nuovo stadio con pista d’atletica di Baldenich (l’attuale), l’area liberata fu dedicata totalmente a parco giochi, con piccola pista di pattinaggio, mentre i campi da tennis rimasero separati da alta siepe, fino alla realizzazione del nuovo complesso di Fisterre. 

Belluno, 1950. Il Luna Park al Parco della Rimembranza.

Oggi sulla medesima area campi è stato installato il prefabbricato provvisorio della scuola Gabelli essendo l’originale inagibile causa un crollo a parte dei soffitti e che ci si augura sia presto ripristinato.

Tutte le puntate

  1. L’anno precedente la manifestazione si era svolta al Teatro Comunale. ↩︎
  2. Sull’area a fianco si continuava a pattinare d’inverno, come un tempo o si facevano altre manifestazioni per comodità e contiguità con la vicina Caserma dei Pompieri  e con Piazza Piloni. La vitalità dell’area è sottolineata dalla presenza fin dalla fine dell’Ottocento di un pubblico luogo di decenza o pisatoio multiposto (5-6 persone), unico a rimaner superstite anche oggi pur se ristrutturato e inglobato nel rifacimento. Gli altri simili, che pure ho visti, uno era presso l’accesso della stradina di Lambioi in piazza dei Martiri, un altro, verso la stazione ferroviaria, sull’angolo della Gabelli; uno ancora,  ben celato, in via Rivizzola. Sono tutti spariti in nome del ‘decoro’ della città, lasciando i cittadini davvero insoddisfatti nei loro ‘bisogni’ primari [personalmente li reputo invece segni di civiltà]. ↩︎
  3. Cfr. Antonella Costa, Giardini nella Provincia di Belluno, IBRSC serie Arte n.13, Belluno 2002, p. 147 – … Contemporaneamente all’intervento sui giardini di piazza Campitello, teso a rendere definitivo il primo effimero impianto, si progettò la sistemazione dell’area alle spalle del Collegio dei Gesuiti per l’avvertita necessità di creare spazi adeguati alla ricreazione e al ritrovo della popolazione di ogni ceto ed età. Quattro grandi zone a prato, una dei quali comprendeva una preesistente vasca rettangolare, si distribuivano intorno a due viali intersecantesi a croce. I lavori si protrassero sino al 1906, anno dell’apertura del parco ai cittadini. Durante il primo conflitto mondiale l’area fu utilizzata come spazio di deposito e ciò comportò il suo completo degrado… ↩︎
Belluno, 19 maggio 1915. Soldati con carri e cavalli al parco.
Belluno, 19 maggio 1915. Soldati attendati al Parco.
Belluno, 1920 circa. Ripristini dell’area, con nuove piante.

Autore

  • Gianluigi Secco (Belluno, 1946-2020), si è dedicato per gran parte della vita al settore della cultura popolare e ai temi dell’identità e delle relazioni. •••
    Dalla fine degli anni Settanta è stato ideatore, produttore, conduttore e regista di rubriche radio e televisive di intrattenimento culturale (oltre 1000 ore di talk-show in diretta) sulle più importanti Emittenti trivenete. •••
    È stato autore di una trentina di volumi tra saggistica e poesia e di molti documentari in DVD video e CD audio, su temi sociali, sulla storia dell’emigrazione e sui riti della tradizione popolare. ••• È stato cantautore e anima del Gruppo Culturale Belumat (prima col duo ‘storico’, assieme a Giorgio Fornasier, I Belumat e poi con Belumat Formazione Aperta) che aveva all’attivo più di 3000 concerti in Italia e all’estero in quattro decenni di felice carriera. ••• È stato autore insieme a Giorgio Fornasier delle colonne sonore di due rappresentazioni teatrali brasiliane (16 canzoni d’Autore) scritte in collaborazione con lo scrittore e regista Josè Itaqui per la Compagnia Teatrale Miseri Coloni di Caxias do Sul (testi ‘par talian’ e in lingua brasiliana): De là de l mar e La vita zé na vaca. ••• Ha ideato e sostenuto per anni la mostra-museo errante ‘MEM’ intitolata maschere e riti dei carnevali arcaici del veneto & dolomiti, che ha proposto dal 1988 in Italia e all’Estero e che risulta essere tra le più significative del suo genere. ••• È stato il realizzatore, assieme all’amico Tito De Luca, della mostra Arca, Ararat e Armeni, allestita presso il Convento Mechitarista dell’Isola di San Lazzaro degli Armeni, a Venezia (2002). ••• È stato il realizzatore della mostra POCO, NiENTE E FANTASIA, dedicata ai vecchi modi infantili di giocare, allestita presso il Museo Etnografico di Treviso (2014). •••
    È stato fondatore e presidente dal 1998 al 2018 della Associazione Internazionale Soraimar che aveva lo scopo di mettere in relazione autori e cultori delle tradizioni popolari venete di tutto il mondo e di stimolare la salvaguardia di ogni identità culturale considerata bene fondamentale del singolo e di tutte le collettività. ••• Aveva progettato e curato dal 2002 un sistema in rete internet di Archivi multimediali della Tradizione Popolare, aperti al pubblico, gestiti per conto dell’Associazione (soraimarc) oltre che per la Regione Veneto con oltre 5.000 clip audiovisive e 15.000 schede illustrative disponibili alla consultazione del pubblico (attualmente il sito è in restyling, in attesa di nuove risorse). ••• Aveva curato direttamente alcune collane multimediali sulla cultura veneta regionale ed extra regionale tra cui quelle americane di Brasile e Messico, e quelle di cultura istro-veneta con l’edizione di un centinaio di titoli in CD audio e DVD, editi per il tramite dell’Associazione. ••• Già tecnico d’industria, è stato formatore nei Sistemi di Qualità (Total Quality) con riferimento ai settori Turistico-alberghiero ed Enogastronomico (Prodotti Tipici, Turismo cultural-gastronomico). ••• È stato noto eno-gastronomo, già consultore membro della Accademia Italiana della Cucina ed autore di alcuni volumi e di una enciclopedia multimediale sulla cucina tradizionale veneta, vincitrice, nel 1997, del premio nazionale ‘Orio Vergani dell’AIC. ••• Aveva realizzato nel 2013 il progetto ‘Mitincanto’ con l’edizione di un volume ad illustrare i maggiori Miti della tradizione popolare veneta messi in relazione con altri similari d’Italia (ad es. della Sardegna) e del resto d’Europa e con la produzione affiancata di oltre una sessantina di nuove canzoni di cui ha già scritto i testi e, di parte, anche la musica, affidando poi altri brani ai colleghi cantautori del Veneto. Da questo lavoro era stato tratto un nuovo spettacolo teatral-musicale presentato in teatri, biblioteche e sale civiche e corredato da straordinari ausiliari audiovisivi. Tra queste canzoni, quella intitolata FADA, interpretata dalla cantautrice trevigiana Erica Boschiero, ha vinto come miglior testo il Premio Parodi 2012 a Cagliari. ••• Tra l’estate 2015 e il 2018 aveva combattuto un’aspra battaglia contro un linfoma di tipo ‘Non Hodgkin B’, diffuso a grandi cellule e era stato considerato rimesso dal male dopo un complesso trattamento pregevolmente praticato con successo dall’equipe medica del reparto di Ematologia del Ca’ Foncello di Treviso.
    Aveva potuto festeggiare il suo 74°compleanno in compagnia della gran parte degli amici musicisti (7/02/2020) per poi spegnersi, amorevolmente accompagnato dai suoi familiari, a causa di un subdolo infarto intempestivamente diagnosticato durante l’inizio del primo lockdown da Covid-19.

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