Sabato 28 giugno alle 18 il Museo d’arte contemporanea Burel a Belluno apre al pubblico la nuova mostra Masquerade. Beatrice Marchi. Il ciclo Masquerade è iniziato a marzo con una performance collettiva e immersiva; la nuova esposizione resterà visitabile fino al 10 agosto, con ingresso gratuito.
Beatrice Marchi artista visiva è nata a Gallarate nel 1986 e attualmente risiede a Berlino. Ha aderito al progetto Masquerade che indaga le trasformazioni dell’identità attraverso l’arte contemporanea, avviato con un’azione performativa ispirata a una “mascherata” techno, intesa come rituale di scambio e dissoluzione dei ruoli individuali.
Nel suo intervento espositivo, Marchi presenta due lavori che articolano una narrazione fatta di corpi marginali, animali parlanti e identità eccentriche, spesso disallineate rispetto alle aspettative sociali. Le sue figure, pur sembrando a tratti «pronte a scansare qualsiasi lettura», costruiscono una trama relazionale complessa, dove disagio, ironia e riflessione si sovrappongono.
Nella stanza più piccola del museo viene proiettato When will we meet again (2024), video inedito in cui una famiglia di cani, scollegata da ogni contesto domestico e umano, si confronta con un ambiente segnato solo dal ritmo naturale del mare. «Non hanno nessun umano da conquistare con la loro docile presenza», spiega l’artista, il loro unico dialogo possibile rimane chiuso in uno spazio che è solo loro. I cani si trasformano progressivamente in simboli di vite oppresse, voci di esperienze segnate da dittatura, violenza domestica, conflitto.
Nella seconda sala, l’opera When Katie Fox met the Evil Turtle (2022) mette in scena l’incontro tra la protagonista, Katie Fox, e una tartaruga dal carapace spezzato. In questa interazione ambigua, attraversata da un senso di colpa che l’artista definisce «quasi eccitante», la narrazione si sposta su un piano più interiore, dove il disorientamento dello spettatore è parte integrante dell’opera. «Katie è una di noi», si legge nel testo della mostra. Un’affermazione che non semplifica ma, al contrario, complica il quadro, bloccando lo spettatore in una tensione irrisolta.
Il lavoro di Marchi si muove tra media diversi – video, pittura, performance – e adotta spesso la figura del clown come strumento critico per parlare di dinamiche di potere, esclusione e bisogno di appartenenza. La sua ricerca è stata riconosciuta nel 2024 con il premio ArteVisione.
La mostra è realizzata con il sostegno degli Amici del Museo Burel e di Banca Prealpi Sanbiagio. Il Museo d’Arte Contemporanea Burel, situato in via Mezzaterra 49 a Belluno, è visitabile il sabato dalle 10 alle 12 e dalle 16 alle 20, e la domenica dalle 16 alle 20. Maggiori informazioni sul sito www.burel.org.










