10. Par condicio PPP (Per Parte Paterna)

«Tutisec ninomaria»

A questo punto, per par-condicio dovrei continuare coi parenti dalla parte di mio padre ma ho il compito facilitato dalla esiguità della ‘specie’ che, guarda il controsenso, ho frequentato poco anche se sarebbe stata quella più a portata di mano, a partire dai parenti più caldi. Ma zia Maria, che ha vissuto una lunga giovinezza da artelusa, aveva un mestiere assai duro e non aveva tempo per qualsivoglia bàgola1. Ho poi avuto l’impressione che sia lei che mio padre avessero il loro bel daffare a star dietro a Nonno Jijo2 che aveva ritualmente problemi di depressione curata autonomamente nel modo classico montanaro; e questo dal periodo del fallimento dove aveva sperperato una vera fortuna giocando e lasciandosi giocare da compagnoni poco affidabili. Tutto ciò gli ridusse la vita che si concluse quando ero ancora piccolo (avrò avuto 4-5 anni). 

La zia Maria.

Mia zia Maria, segnata dalle stagioni all’aperto, si sposò dopo un fidanzamento extra-large con zio Angelo, una guardia carceraria sarda di quelle della migliore tradizione, buono come il pane ma anche lui di sovente depresso – prova tu a fare quel lavoro per una vita – e pure lui autodidatta in cure. Dio vuole che sia finalmente, dopo un felice trasferimento vicino a Pordenone – sempre che cambiar carcere possa concedere gioia, mia zia abbia dismesso frutta e verdura per cercare un poco di vita serena, specie quando Angelo arrivò alla pensione. Inutile dire che la sfiga ha i suoi preferiti. A mia zia venne un ictus, Angelo ci fece su una malattia – le voleva davvero bene, di quei beni semplici che brillano – e poi morì. Così a zia Maria le prese un altro ictus che la portò a vegetare su una sedia a rotelle, provando più assistenti e più ospedali, fino a trovare finalmente pace dopo dieci anni di schiacciamento vitale; pensi, vedi e senti e non puoi dire o fare nulla se non domandare carità solo con gli occhi. Quelle rare volte che sono andato a Maniago a trovarla ho sempre letto la stessa cosa nel suo sguardo che era una preghiera ma non rivolta al cielo. 

Mi restano ora da inquadrare la Zia Checchina, la zia Virginia, la zia Ester e la zia Nives nessuna delle quali è in realtà una mia vera zia, anche se io le ho sempre chiamate così.

La zia Francesca, detta Chechina, e la zia Virginia o Vergìnia, erano sorelle della nonna Tilde ovvero le zie di mio padre (mie prozie).

Con i parenti paterni. Nino, Renatino e zia Ester.

La zia Vergìnia ebbe tre figlie, Maria, Renata ed Ester e i loro figli sono quelli che ho sempre considerati i miei più prossimi parenti poiché vicini per età.

Maria non la ricordo ma so che lasciò subito solo al mondo Renato che trovò un’altra madre in zia Ester (quella sì vera) che già aveva un’altra figlia, Liliana.

Il legame particolare che avevo con Renato passava anche attraverso mia zia Maria, la fruttivendola, che gli voleva un bene benissimo di cui avrei potuto perfino essere geloso se Renato non fosse stato quello che era, ovvero sempre perfettamente candido e disarmante, di una disponibilità testarda che lasciava tutti stupiti. Renato, che ho sempre stimato, ha percorso strade ogni volta molto faticose, arrivando ad avere successo nella vita e nel lavoro nonostante le periodiche coltellate che solo i buoni prendono. Non ci siamo però mai persi di vista. Mi chiamava ‘cugino’ e ogni volta che scappava a Belluno dalla Ester passava a trovare anche me e a prendersi le ultime novità in libri e canzoni. Attorno alla metà degli anni Sessanta sono stato persino suo ospite a Torino, per qualche tempo e per questioni di lavoro, e ci siamo divertiti un sacco con l’andare a vino per le colline di Alba.

Giunto alla pensione aveva scoperto le possibilità della rete e mi mandava regolarmente via e-mail le foto che, per passione, andava in giro a scattare. Poi non l’ho più sentito e neppure lo vedrò più, anche se ha voluto tornare finalmente da sua madre al cimitero di Prade. Ve l’avevo detto che era un meraviglioso testardo.

La Ester e mio padre avevano invece un rapporto particolare e privilegiato. Credo si raccontassero tutti i reciproci segreti. Nino aveva poi una particolare attenzione per Liliana, la figlia di Ester, che dietro un aspetto delicato e timido, coltivava evidentemente la dote di famiglia: la perseveranza.

Renata, ancora ebbe Rosanna, che pressappoco ha oggi la mia età e Danilo, più giovane, di cui ho perso momentaneamente le tracce.
La zia Chechina (sposata in Guerra) di figli ne ebbe invece quattro: tre maschi (Giorgio, Ezio e Aldo) e l’ultima, Nives, unica superstite della famiglia.

  1. Nel senso di passatempo, divertimento. ↩︎
  2. Altri lo chiamavano Gigeto o Jijeto. Sul nonno ho notizie aggiornate grazie alla ricerca che Giorgio Fornasier sta compiendo circa lo Stato delle Anime della Parrocchia del Duomo di Belluno dal 1715 al 1915. Vi compare un Secco Luigi Natale di Giuseppe e Bonaventura Adelaide, nato a Treviso S. Angelo il 08/08/1884, di professione fiorista; che sposò il 16/10/1911, nella Chiesa di Belluno Assunta (Cattedrale), De Bona Matilde di Giovanni e Longana Luigia nata a Belluno S. Biagio il 03/02/1883: abitavano in via Mezzaterra ed ebbero due figli: Maria Francesca nata a Belluno il 06/08/1912 e Ottorino nato a Belluno il 04/07/1915. ↩︎

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Autore

  • Gianluigi Secco (Belluno, 1946-2020), si è dedicato per gran parte della vita al settore della cultura popolare e ai temi dell’identità e delle relazioni. •••
    Dalla fine degli anni Settanta è stato ideatore, produttore, conduttore e regista di rubriche radio e televisive di intrattenimento culturale (oltre 1000 ore di talk-show in diretta) sulle più importanti Emittenti trivenete. •••
    È stato autore di una trentina di volumi tra saggistica e poesia e di molti documentari in DVD video e CD audio, su temi sociali, sulla storia dell’emigrazione e sui riti della tradizione popolare. ••• È stato cantautore e anima del Gruppo Culturale Belumat (prima col duo ‘storico’, assieme a Giorgio Fornasier, I Belumat e poi con Belumat Formazione Aperta) che aveva all’attivo più di 3000 concerti in Italia e all’estero in quattro decenni di felice carriera. ••• È stato autore insieme a Giorgio Fornasier delle colonne sonore di due rappresentazioni teatrali brasiliane (16 canzoni d’Autore) scritte in collaborazione con lo scrittore e regista Josè Itaqui per la Compagnia Teatrale Miseri Coloni di Caxias do Sul (testi ‘par talian’ e in lingua brasiliana): De là de l mar e La vita zé na vaca. ••• Ha ideato e sostenuto per anni la mostra-museo errante ‘MEM’ intitolata maschere e riti dei carnevali arcaici del veneto & dolomiti, che ha proposto dal 1988 in Italia e all’Estero e che risulta essere tra le più significative del suo genere. ••• È stato il realizzatore, assieme all’amico Tito De Luca, della mostra Arca, Ararat e Armeni, allestita presso il Convento Mechitarista dell’Isola di San Lazzaro degli Armeni, a Venezia (2002). ••• È stato il realizzatore della mostra POCO, NiENTE E FANTASIA, dedicata ai vecchi modi infantili di giocare, allestita presso il Museo Etnografico di Treviso (2014). •••
    È stato fondatore e presidente dal 1998 al 2018 della Associazione Internazionale Soraimar che aveva lo scopo di mettere in relazione autori e cultori delle tradizioni popolari venete di tutto il mondo e di stimolare la salvaguardia di ogni identità culturale considerata bene fondamentale del singolo e di tutte le collettività. ••• Aveva progettato e curato dal 2002 un sistema in rete internet di Archivi multimediali della Tradizione Popolare, aperti al pubblico, gestiti per conto dell’Associazione (soraimarc) oltre che per la Regione Veneto con oltre 5.000 clip audiovisive e 15.000 schede illustrative disponibili alla consultazione del pubblico (attualmente il sito è in restyling, in attesa di nuove risorse). ••• Aveva curato direttamente alcune collane multimediali sulla cultura veneta regionale ed extra regionale tra cui quelle americane di Brasile e Messico, e quelle di cultura istro-veneta con l’edizione di un centinaio di titoli in CD audio e DVD, editi per il tramite dell’Associazione. ••• Già tecnico d’industria, è stato formatore nei Sistemi di Qualità (Total Quality) con riferimento ai settori Turistico-alberghiero ed Enogastronomico (Prodotti Tipici, Turismo cultural-gastronomico). ••• È stato noto eno-gastronomo, già consultore membro della Accademia Italiana della Cucina ed autore di alcuni volumi e di una enciclopedia multimediale sulla cucina tradizionale veneta, vincitrice, nel 1997, del premio nazionale ‘Orio Vergani dell’AIC. ••• Aveva realizzato nel 2013 il progetto ‘Mitincanto’ con l’edizione di un volume ad illustrare i maggiori Miti della tradizione popolare veneta messi in relazione con altri similari d’Italia (ad es. della Sardegna) e del resto d’Europa e con la produzione affiancata di oltre una sessantina di nuove canzoni di cui ha già scritto i testi e, di parte, anche la musica, affidando poi altri brani ai colleghi cantautori del Veneto. Da questo lavoro era stato tratto un nuovo spettacolo teatral-musicale presentato in teatri, biblioteche e sale civiche e corredato da straordinari ausiliari audiovisivi. Tra queste canzoni, quella intitolata FADA, interpretata dalla cantautrice trevigiana Erica Boschiero, ha vinto come miglior testo il Premio Parodi 2012 a Cagliari. ••• Tra l’estate 2015 e il 2018 aveva combattuto un’aspra battaglia contro un linfoma di tipo ‘Non Hodgkin B’, diffuso a grandi cellule e era stato considerato rimesso dal male dopo un complesso trattamento pregevolmente praticato con successo dall’equipe medica del reparto di Ematologia del Ca’ Foncello di Treviso.
    Aveva potuto festeggiare il suo 74°compleanno in compagnia della gran parte degli amici musicisti (7/02/2020) per poi spegnersi, amorevolmente accompagnato dai suoi familiari, a causa di un subdolo infarto intempestivamente diagnosticato durante l’inizio del primo lockdown da Covid-19.

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